
Dove non sono arrivati i principi morali, forse ce la farà il denaro. Di fronte alla crisi economica, e appesantiti da bilanci sempre più in rosso, diversi Stati negli Usa stanno considerando proposte di legge per abolire la pena di morte, seguendo un semplice ragionamento: contrariamente a quanto pensino molti, costa più dell'ergastolo.La scorsa settimana, nel New Mexico il Congresso ha approvato il testo finale della legge che lo farebbe diventare il 15esimo Stato americano senza esecuzioni. In alcuni casi, come nel Colorado e nel Kansas, le proposte citano esplicitamente il risparmio per le casse statali, in caso di abolizione. Il New Jersey, che a fine 2007 è stato l'ultimo Stato a disfarsi della pena capitale, lo fece anche per ragioni economiche.
Ma perché costerebbe meno tenere in cella una persona a vita, invece di portarla nelle mani nel boia? Innanzitutto per i costi giudiziari dell'annosa sequenza di sentenze, appelli e controappelli: i procedimenti richiedono un numero extra di avvocati, specializzati in questi casi e quindi dalle parcelle più onerose. La raccolta delle prove è un'altra voce che alza il prezzo, perché un test del Dna costa più di una ordinaria analisi del sangue. Infine, anche la detenzione nel braccio della morte è più costosa di quella in una semplice prigione: i condannati vengono rinchiusi in celle individuali, in sezioni a parte dei centri di detenzione, con un maggior numero di guardie pro-capite. Se si aggiunge il fatto che dalla sentenza all'esecuzione passano anche 15-20 anni, il conto è presto fatto. Una commissione californiana l'anno scorso ha calcolato in 90mila dollari il costo aggiuntivo per ogni condannato a morte - e nello Stato al momento ci sono 667 detenuti in attesa di esecuzione. Secondo alcuni esperti, in sostanza la pena capitale costa dieci volte tanto un ergastolo.
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